Il paradigma di Topolino. Estetiche, culture e industrie dell’universo Disney
In oltre cento anni di vita, la Walt Disney Company si è imposta come una delle realtà più importanti e prolifiche nel panorama cinematografico e mediale globale. Fondata come studio d’animazione, si è consolidata nel corso del Novecento come una multinazionale capace di diversificare i propri settori di interesse, diventando oggi uno dei brand mediali (e non solo) più riconoscibili al mondo, oltre che uno dei più poliedrici e articolati. Anche gli studi dedicati all’universo Disney – inteso dunque come insieme di narrazioni, linguaggi, pratiche culturali e logiche produttive nate sotto il marchio Disney o intorno a esso – si sono sviluppati in modo continuativo e multiforme. A partire dalle primigenie riflessioni (Schickel 1968; Finch 1973; Ejzenstejn 1984), l’interesse accademico nei confronti del tema è gradualmente cresciuto, tanto che i Disney Studies sono oggi considerati un proficuo campo di ricerca multidisciplinare.
Negli ultimi decenni, le riflessioni dedicate a Disney ragionano anzitutto sulla dimensione estetica e creativa: accanto ad approcci ormai radicati che riflettono sul cinema, in particolare d’animazione (Furniss 2009; Pallant 2013), non mancano studi dedicati al piccolo schermo, al videogioco o al rapporto con musica, teatro e moda (Johnson 2011; Bell 2020; Madej, Lee 2020). Disney è indagata anche come un fenomeno sociale e culturale, capace di dar vita a un processo di “disneyzzazione” (Bryman 2004), promuovendo retoriche o norme morali (Byrne, McQuillan 2000; Ward 2002), legate alle tradizioni nazionali, alle identità di genere, etniche o di classe, o alla dialettica l’alterità (Wells 2002; Brode 2006; Cheu 2013). Inoltre, si sviluppano riflessioni sulle strategie industriali e sulle politiche economiche, con attenzione anche al divismo (Giroux, Pollock 2010; Bohas 2016; Blue 2017). A partire da pioneristici lavori sul pubblico (Griffin 2000; Wasko et al. 2001), si sviluppano infine ricerche sulla ricezione di determinati target, sulle nuove pratiche digitali o anche sulle culture partecipative e le logiche del fandom (Mittermeier 2022; Brookey et al. 2023).
In questo quadro, il numero 31 di Cinergie. Il cinema e le altre arti mira quindi a riflettere su un campo di ricerca in Italia ancora poco esplorato, ovvero quello dei Disney Studies. A partire dal florido dibattito internazionale, qui solo rapidamente evocato, lo special issue desidera indagare e discutere le articolazioni e le complessità che hanno guidato e guidano tutt’oggi l’universo Disney, dopo oltre cento anni dalla sua nascita. Ponendo come nodo centrale della riflessione il cinema e i media, ma entrando in dialogo anche con altri rami dell’industria culturale, il numero intende rilanciare o aprire spazi di discussione che lavorino sulle estetiche, sulle culture e sulle industrie della Walt Disney Company.
Muovendosi dalle sue origini ad oggi, si desiderano indagare anzitutto le logiche creative dell’azienda, alla luce non solo della sua più che celebrata produzione animata, ma aprendosi anche al live action, alle produzioni televisive, ai videogiochi e ai nuovi contenuti digitali, ragionando tanto sul canone, quanto sull’aggiornamento o addirittura la messa in crisi delle sue regole. Contestualmente, dialogando con i cultural studies, si incoraggiano contributi che vogliono ragionare sulla Disney come fenomeno culturale, capace di plasmare modelli sociali, culturali e identitari, tanto nei propri prodotti, quanto nella discorsività e nell’orizzonte simbolico che ne scaturisce. Infine, facendo propri strumenti dei media industry studies, si intendono esplorare le logiche produttive ed economiche, oltre che le prassi ricettive e partecipative, di una delle aziende che più è stata capace di imporsi sul panorama globale, tanto in ottica industriale, quanto in relazione all’immaginario che ha creato.
Alla luce di ciò, il numero intende raccogliere contributi che indagano la Disney a partire dai temi suggeriti di seguito, senza tuttavia escludere ulteriori prospettive di analisi:
– La storia culturale, sociale e industriale;
– I canoni estetici e rappresentativi;
– Logiche globali e declinazioni nazionali;
– Le ideologie, i valori e le norme morali;
– La rappresentazione di genere (femminile, maschile, queer, ecc.);
– La costruzione dell’alterità (etnica, di classe, ecc.)
– Le politiche e le strategie produttive, distributive e pubblicitarie;
– Le forme, le pratiche e le tecniche dell’animazione;
– Le dialettiche e le specificità delle forme audiovisive (cinema, televisione, videogioco, ecc.);
– I teen idol e altri modelli divistici;
– Il rapporto con i diversi rami dell’industria culturale (editoria, moda, musica, ecc.);
– I pubblici, il fandom e le culture partecipative;
– Disney+ e le nuove forme di consumo digitale.
Scadenze e istruzioni
Si richiede l’invio di un abstract di 300-500 parole (insieme a una breve biografia di max 100 parole del/della proponente) entro il 7 giugno 2026 a francesco.dasero@uniba.it e a gabriele.landrini@uniba.it [oggetto: Cinergie].
La conferma di accettazione avverrà entro il 1° luglio 2026.
Nel caso in cui la proposta venga accettata, l’articolo dovrà pervenire entro il 1° novembre 2026 e dovrà avere lunghezza non superiore alle 6000 parole e potrà includere immagini (max 6) e link. All’autore/autrice è richiesto di chiarire autorizzazioni e diritti di pubblicazione per eventuali documenti iconografici o d’archivio inclusi nella pubblicazione. Gli articoli saranno sottoposti a valutazione double blind. Si accettano contributi in lingua italiana e inglese.
La pubblicazione del numero è prevista per luglio 2027.