Quando eravamo digitali: archeologia critica del primo Digital Turn

2026-02-27

La prepotente diffusione, in questi ultimi anni, di un “regime algoritmico” (Uricchio 2020) in tutti o quasi gli aspetti della nostra quotidianità ha scatenato un vivace dibattito segnato da posizioni spesso allarmistiche e nostalgiche, ma anche da una certa rincorsa a battezzare svolte, offrire definizioni, predire scenari futuri. Ma dietro la patina “futuristica” della terminologia e degli scenari, le argomentazioni più diffuse per descrivere questo supposto Second Digital Turn (Carpo 2017) sono molto spesso, a ben vedere (Langdon Winner 1977), quelle che hanno accompagnato l’elaborazione sociale, culturale, psicologica ed emotiva di tutte le principali svolte novecentesche nell’ambito del sapere scientifico e dello sviluppo tecnologico (soprattutto se guidate da forme di automazione più o meno intelligente della “macchina”). E come già in passato, anche oggi gli ambiti della creazione e della produzione visiva e audiovisiva e le dinamiche sociali e culturali della nostra relazione con le immagini si prestano a testimoniare il cambiamento in forme particolarmente eloquenti.

Questo speciale nasce per certi versi come reazione nei confronti delle pratiche discorsive che circondano quotidianamente la presenza, gli usi e i prodotti dell’“intelligenza artificiale” (termine quantomai ambiguo che, come suggerisce Hito Steyerl, andrebbe semmai sostituito con la locuzione “machine learning-based tools”, 2025). Vi reagisce, in particolare, tornando a guardare al primo Digital Turn, quello che, a inizio anni Novanta, sancì globalmente un radicale cambio di paradigma e impose una nuova “ideologia” (Balbi 2022): non, banalmente, per distinguere tra forme di continuità o rottura, frammentazione o riorganizzazione (o per mettere in discussione l’ipotesi stessa di un prima e di una seconda “svolta”); l’ipotesi di ricerca di questo numero è, piuttosto, quella di recuperare e rileggere, nella sua complessità, il dibattito scatenato da quel passaggio cruciale, convinti che esso possa rivelarsi prezioso per mettere meglio a fuoco il presente, per arricchire la lettura delle principali questioni che lo determinano, per non inciampare in una sopravvalutazione del nuovo.

Del resto, esattamente come il digitale negli anni Novanta (Elsaesser 2016), l’intelligenza artificiale sembra rappresentare oggi, più che una semplice tecnologia, una “metafora culturale” per parlare, in senso ampio, del presente e del futuro (di crisi, rotture e transizioni); e come in quel caso, il territorio della produzione visiva e audiovisiva appare, da molti punti di vista, il più esposto e problematico e, per questo, il più strategico: “It is only when digitization generates images that something akin to a cultural crisis appears to occur, with exaggerated claims being made by some, and acute anxieties being voiced by others” (Ibid.). Se questo speciale intende orientarsi verso la visualità – in tutte le sue dimensioni: culturale, sociale, antropologica, tecnologica, creativa… – non è dunque soltanto per una questione disciplinare: usiamo piuttosto il visivo “as a conduit for asking bigger questions about our own situation in the world” (Zylinska 2023).

Del primo Digital Turn – inteso dunque anche come Pictorial Turn – e del complesso, contradditorio dibattito che accompagnò la diffusione di nuove immagini e di una nuova cultura visuale (tecnologie, dispositivi, saperi, linguaggi, forme, pratiche e ambienti mediali…), sembra oggi particolarmente promettente riconsiderare alcuni snodi, primo tra tutti – per evocare ancora una volta il contributo di Elsaesser – la profonda crisi dell’“indexical status of (moving) images” e la conseguente crisi in cui gettò “held beliefs about representation and visualization, and many of the discourses – critical, scientific, or aesthetic – based on or formulated in the name of the indexical in our culture”. Altrettanto cruciale, problematica e inedita fu la riarticolazione della relazione tra visualizzazione scientifica, immaginazione artistica, rappresentazione sociale, storia dei media e visione tecnica (si pensi, per esempio, alla diffusione di una cultura, e non semplicemente di una tecnologia, del “virtuale” e dell’“aumentato”), come pure quella del rapporto tra produzione visiva e potere politico, militare, finanziario (lo riassumono esemplarmente le idee di biopicture di W.J.T. Mitchell e di immagini operazionali di Harun Farocki). Ma, fin dai primi anni Novanta, furono soprattutto gli ambiti del cinema e della fotografia – in un momento in cui la visualità “personal” e “social” era ancora ben lontana dall’affermarsi, anche se già prefigurata – a sollecitare le riflessioni più originali e (ancora oggi) produttive, equamente divise tra chi guardava alla transizione digitale come alla fine di un’epoca (Casetti, Batchen), a una “falsa rivoluzione” (Belton, Marra), a un passaggio per certi aspetti inevitabile e rivelatorio (Aumont). In particolare, fu con riferimento alla natura, alla produzione, alla circolazione e al consumo delle immagini cinematografiche e fotografiche che vennero messi in discussione, per la prima volta, primati (culturali ed estetici, in particolare), ortodossie, valori (come quelli di realismo e verità), mentre si imponevano nuove parole d’ordine (convergenza, rimediazione, rilocazione…) e si appiccicavano suffissi (postcinema, postfotografia) che suggerivano, complessivamente, l’ingresso delle immagini in un nuovo regime di instabilità, vitalità e, soprattutto, di autonomia (Fontcuberta, Mitchell).

Il numero intende promuovere una riflessione/ricostruzione della complessità della prima “svolta digitale”, intesa come metafora di un cambiamento antropologico ed epistemologico di cui l’attuale condizione algoritmica appare, al tempo stesso, il seguito, la deviazione, l’estremo sviluppo, l’inasprimento, la contrazione, l’epilogo... Non è però al comparativismo che mira questo numero, quanto, piuttosto, al ripensamento e alla rilettura dell’insieme di discorsi, interpretazioni, ipotesi e definizioni con cui venne elaborato il primo e dirompente processo di digitalizzazione, nonché l’idea stessa di una “svolta”, la sua portata e il suo impatto.

Pertanto, il numero intende raccogliere contributi focalizzati principalmente, ma non esclusivamente, sui seguenti temi:

  • Storia culturale della nozione di digitale.
  • Analisi della comunicazione pubblicitaria delle nuove tecnologie (computer, software di elaborazione dati e immagini, videocamere e fotocamere digitali ecc.).
  • Storia della tecnologia digitale, delle società e dei marchi.
  • Dibattito su riviste specialistiche e stampa generalista.
  • Retoriche e filosofie del “nuovo”, con particolare riferimento ai media.
  • Il riposizionamento sociale e culturale del cinema e della fotografia.
  • Dibattito teorico sull’immagine, fotografica e cinematografica.
  • Rimediazioni digitali della cultura e della tecnologia analogica.
  • Il dibattito in merito alla questione del realismo.
  • La teoria del cinema e della fotografia.
  • Il cinema digitale e il cinema in digitale.
  • La riflessione in merito alle nozioni di postfotografico, live action, animazione.
  • L’inclusione dell’informatica nel dibattito sul cinema e la cultura visuale.
  • Analisi della cultura del “post”.
  • Alta e bassa definizione tra tecnologia ed estetica.

 

Riferimenti bibliografici

Aumont, Jacques (2012). Que reste-t-il du cinéma ? Paris: Vrin.

Balbi, Gabriele (2022). L’ultima ideologia. Breve storia della rivoluzione digitale. Bari–Roma: Laterza.

Batchen, Geoffrey (2001). Each Wild Idea: Writing, Photography, History. Cambridge, MA: The MIT Press.

Baudrillard, Jean (1987). The Evil Demon of Images. Sydney: Power Institute of Fine Arts, University of Sydney.

Belton, John (2002). “Digital Cinema: A False Revolution.” October, 100: 98–114.

Boehm, Gottfried (2009). La svolta iconica. Roma: Meltemi.

Carpo, Mario (2017). The Second Digital Turn. Design Beyond Intelligence. Cambridge–London: The MIT Press.

Elsaesser, Thomas (2016). Film History as Media Archaeology. Tracking Digital Cinema. Amsterdam: Amsterdam University Press.

Fontcuberta, Joan (2018). La furia delle immagini. Note sulla postfotografia. Torino: Einaudi.

Friedberg, Anne (2000). “The End of Cinema: Multimedia and Technological Change.” In Reinventing Film Studies, edited by Christine Gledhill and Linda Williams, 438–452. London: Arnold.

Gaudreault, André and Philippe Marion (2013). La fin du cinéma ? Un média en crise à l’ère du numérique. Paris: Armand Colin.

Grusin, Richard (2017). Radical Mediation. Cinema, estetica e tecnologie digitali. Cosenza: Luigi Pellegrini Editore.

Lewis, Jon (ed.) (2001). The End of Cinema As We Know It. American Film in the Nineties. New York–London: New York University Press.

Manovich, Lev (2001). The Language of New Media. Cambridge–London: The MIT Press.

Marra, Claudio (2006). L’immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale. Milano: Bruno Mondadori.

Mitchell, W.J. Thomas (2017). Pictorial Turn. Saggi di cultura visuale. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Mitchell, William J. (1992). The Reconfigured Eye: Visual Truth in the Post-Photographic Era. Cambridge, MA: The MIT Press.

Negroponte, Nicholas (1995). Being Digital. New York: Knopf.

Quintana, Àngel (2008). Virtuel? À l’ère du numérique, le cinéma est toujours le plus réaliste des arts. Paris: Cahiers du cinéma.

Winner, Langdon (1977). Autonomous Technology. Technics-out-of-Control as a Theme in Political Thought. Cambridge–London: The MIT Press.

 

Scadenze e istruzioni

Si richiede l’invio di un abstract di 300-500 parole (insieme a una breve biografia di max 100 parole del proponente) entro il 15 aprile 2026 a luca.malavasi@unige.it [oggetto: Cinergie].

La conferma di accettazione avverrà entro il 20 aprile 2026

Nel caso in cui la proposta venga accettata, l’articolo dovrà pervenire entro il 15 luglio 2026 e dovrà avere lunghezza non superiore alle 6000 parole e potrà includere immagini (max 6) e link.

All’autore/autrice è richiesto di chiarire autorizzazioni e diritti di pubblicazione per eventuali documenti iconografici o d’archivio inclusi nella pubblicazione.

Gli articoli saranno sottoposti a valutazione double blind.

La pubblicazione del numero è prevista per dicembre 2026