Spettri nucleari. Sulla memoria di Hiroshima in alcuni J-Horror alle soglie del Duemila

Giuseppe Previtali

Abstract


Il fenomeno della “New wave” dell’horror giapponese, che ha portato ad un rapido rinnovamento del genere sia in ambito nipponico che statunitense grazie a numerosi remake, è stato al centro di un vivo interesse critico soprattutto in relazione alla novità delle tematiche e delle scelte stilistiche perseguite. Sono passati quasi vent’anni dall’uscita di Ringu (Nakata Hideo) e Cure (Kurosawa Kiyoshi), che hanno fondato il filone e forse ancora troppo poco è stato detto sulle ragioni profonde che hanno portato a questo epocale cambiamento nelle strategie di figurazione dell’orrore. In particolare sembra che in questi lungometraggi (ed in altri coevi, come Kairo, Ju-On etc.) sia possibile ravvisare un peculiare interesse per le tematiche dell’impronta, cosa che permetterebbe di parlare di un’autentica estetica del fotografico. A partire da questo presupposto, il saggio si propone di ricollegare la rappresentazione del trapasso ad una delle grandi immagini rimosse dell’immaginario giapponese: le “ombre” rimaste sui muri e sulle strade di Hiroshima e Nagasaki all’indomani dell’attacco atomico nucleare del 1945. Assumendo queste fotografie come strumenti di indagine privilegiata, si mostrerà come questi film si presentino come un ripensamento di alcuni temi ed elementi iconografici che nella memoria nipponica sono indissolubilmente legati alla catastrofe nucleare (l’ansia escatologica, l’introiezione del senso di colpa, il tema del contagio pandemico etc.).

Keywords


horror; Japan; new wave

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DOI: 10.6092/issn.2280-9481/7395

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