L’“iconizzazione” del Sud. Fotogiornalismo e cinema documentario

Angela Bianca Saponari

Abstract


Come ogni territorio, il Mezzogiorno è una trama che custodisce un senso sacro e sublime: la fotografia, il documentario e il cinema d’autore hanno spesso provato raccontarne luoghi e figure attraverso le pratiche del realismo. Che si assuma una prospettiva ontologica, stilistica o semiotica, è noto che la relazione tra immagine e realtà storica, sociale e naturale cambia con il cambiare dello sguardo indagatore. Lo studio del rapporto tra la prospettiva di indagine e l’oggetto di analisi mette in campo due questioni nodali: da un lato occorre fare ordine nella molteplicità di produzioni (interne al territorio ed esterne) che hanno provato a restituire, tra fenomenologia e trasfigurazione, una immagine autentica del Sud Italia; dall’altro lato è inevitabile fare i conti con la responsabilità che tali produzioni hanno avuto nella definizione identitaria delle culture e dei popoli meridionali. Fotografie e prodotti audiovisivi, attraverso uno slittamento dalla funzione di intrattenimento a quella di conoscenza, sono i principali fattori di una ri-costruzione identitaria, il cui processo pare aver preso strade diverse, benché tutte accomunate da un unico risultato: aver ridotto la dimensione arcaico-rurale di quei luoghi a icona. In questa sede, prendendo in esame alcune fonti documentali, e affrontando la questione iconografica da una prospettiva estetico-antropologica, si vuole proporre una prima mappatura e analisi dei reportage fotografici e dei materiali audiovisivi che hanno contribuito alla definizione delle diverse immagini del Sud Italia e dei suoi abitanti, portando in evidenza le ragioni estetiche e culturali che hanno spinto, nel secondo dopoguerra, illustri fotografi e cineasti a indagare visivamente quei territori, ben prima della diffusione delle tecnologie e in anticipo sulle politiche dell’accoglienza e della valorizzazione che hanno reso il meridione location privilegiata per set audiovisivi, anche grazie alla nascita delle Film Commission.



DOI: 10.6092/issn.2280-9481/7388

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