La cultura della lettera. La corrispondenza come forma e pratica di critica cinematografica

Cinergie – Il cinema e le altre arti. N.15 (2019)
ISSN 2280-9481

La cultura della lettera. La corrispondenza come forma e pratica di critica cinematografica

Michele GuerraUniversità di Parma (Italy)

Sara MartinUniversità di Parma (Italy)

Pubblicato: 2019-07-16

Epistolary culture. Correspondence as a form and practice of film criticism

Ringraziamenti

La genesi di questo Speciale è in parte frutto degli studi effettuati all’interno del più ampio progetto di ricerca SIR 2014 (Scientific Independence of young Researchers) “Italian Film Criticism in Post-War Cultural and Popular Periodicals (1945-1955): Models and Criteria for an Accessible and Scalable Database” (P.I.: Prof. Michele Guerra).

La storia della critica cinematografica italiana è ricca di lettere importanti, che hanno orientato discussioni, segnato fratture, inaugurato nuove avventure, marcato differenze e ritardi culturali tra i dibattiti nazionali e internazionali sul cinema. Si può dire che sia esistita una “critica epistolare” che ha scommesso sul cambio del registro istituzionale e sulla dissimulazione della funzione critica tradizionale per tentare di scuotere e per l’appunto “mettere in crisi”, con buona regolarità, linee culturali e programmi istituzionali che gli apparati critici andavano costruendo. Nella gran parte dei casi si è trattato di interventi per così dire “d’autore”, ma non sono mancati esempi di azioni “dal basso”, di semplici lettori o di non addetti ai lavori. Se si vuole pertanto studiare questa critica epistolare, se si vuole ripensare la “cultura della lettera” anche in campo cinematografico, bisognerà tenere conto di una pratica, in molti casi autoanalitica, che ha caratterizzato l’agire dell’intellighenzia critica italiana e non solo, ma anche del fondamentale apporto delle comunità dei lettori, che avevano il loro spazio di dialogo, la loro opportunità di intervenire sulle discussioni, sulle fratture, sulle differenze e sui ritardi.

Ogni periodico ha vissuto con intensità il rapporto epistolare con i lettori, perché come diceva Walter Benjamin “recensire è un’arte sociale”, che presuppone una società che risponde, che partecipa, che dà importanza all’azione critica assumendone a sua volta la posa e sentendosi investita della medesima funzione. La storia delle riviste e soprattutto dei loro lettori è passata troppo poco per lo studio delle corrispondenze e per una lateralizzazione dei contenuti maggiori a vantaggio delle zone più antropologicamente vitali del dibattito. La lettera penetra e scardina, instaura un rapporto diverso e irriducibile alle politiche redazionali, è una faglia che riapre meccanismi relazionali perfezionati di numero in numero. Che sia un critico eminente, un politico, un membro o compagno di redazione, un regista, un produttore, oppure un uomo o una donna dal nome sconosciuto, che sia posta in primo piano, o relegata nei confini più tradizionali della corrispondenza, la critica epistolare rappresenta un’esperienza di enorme valore che invita ad uno studio interdisciplinare utile a comprendere lo statuto sociale delle istituzioni critiche italiane e in taluni casi anche le forme di relazione più o meno diplomatica a livello interno ed esterno.

Entro il cantiere di studi che da anni ha visto crescere l’interesse per le corrispondenze private, questo Speciale del numero 15 di Cinergie si concentra da una parte sulla corrispondenza pubblica, sulle sue forme, sulla sua funzione e sulla sua capacità di contaminare gli orizzonti della discussione critica e di modellare le comunità che hanno di fatto tenuto vive le riviste (lettori e redazioni insieme); dall’altra, torna sulla necessità di studiare gli archivi dei critici, di avviare quella che ci piace chiamare la storia privata della critica cinematografica italiana, storia che intrattiene un rapporto osmotico con le funzioni delle comunità periodiche che hanno costruito a livello nazionale un’idea composita e interclassista di cinema per molti decenni.

L’eterogeneità degli scambi epistolari e dei periodici presi in considerazione nei saggi proposti nello Speciale è la testimonianza tangibile delle possibilità di studio interdisciplinare che offre la “cultura della lettera” nell’ambito della ricerca critica e, al contempo, è la dimostrazione che il cantiere aperto di recente sull’indagine dei rapporti personali, delle relazioni politiche e culturali che si sviluppano fra le pagine dedicate all’interazione fra lettori (comuni o illustri) e redattori all’interno delle riviste si svela come una fonte di profonda riflessione sulla storia della cultura del Paese.

Gabriele Landrini nel suo contributo dal titolo Dubbi cinematografici e sexy corrispondenze. L’evoluzione della piccola posta nei cineromanzi italiani, propone uno studio sulle colonne epistolari tradizionalmente pubblicate (e ri-proposte) nei cineromanzi lungo un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. L’analisi identifica sia quella che può essere definita una “proto-cinefilia” di fondo da parte dei lettori, “non intesa come approccio critico alla materia ma come interesse verso determinate pellicole”, sia una necessità immutata, da parte dei lettori, di entrare in contatto intimo con i divi e di esprimere e condividere i propri desideri sessuali, le proprie ambizioni, i personali tabù di carattere erotico. “Analizzare l’approccio alla posta”, scrive Landrini al termine dell’analisi dell’ampio corpus di materiale selezionato, “permette non solo di rintracciare nelle sezioni para-testuali le linee editoriali che guidano una singola collana e il rapporto che essa intrattiene con il pubblico, ma anche di individuare connessioni e discrepanze tra le rubriche” evidenziando grandi cambiamenti e altrettante costanti culturali che caratterizzano il popolo italiano.

Gabriele Rigola, indagando un terreno solo in parte affine a quello preso in esame da Landrini, con il saggio Baring the Soul. Cinema and Society in Playmen Magazine (1967-1972) Readers’ Letters, prende in esame nello specifico la rubrica “Lettere dei lettori” all’interno della rivista mensile erotica Playmen nei suoi esordi a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. In una fase di profondi cambiamenti sociali, l’analisi delle corrispondenze pubblicate nel periodico evidenzia in modo netto come il cinema abbia avuto un ruolo determinante nella costruzione dell’identità sociale, capace di riconoscere e di promuovere ruoli di genere, sessualità e stili di vita, oltre che di generare oggetti di culto e di fantasie erotiche.

Marco Zilioli nel saggio I lettori ci scrivono di cinema.La corrispondenza sui periodici comunisti Vie Nuove, Il Calendario del Popolo e Rinascita tra il 1945 e il 1960 orienta la sua attenzione su un numero cospicuo di lettere che hanno come tema principale il dibattito sul cinema all’interno di periodici non di settore. Lo studio vuole superare la storia tradizionale del rapporto tra cinema e Pci per analizzarla da un punto di vista diverso, “dal basso”, come scrive Zilioli. Le lettere diventano dunque un elemento privilegiato per discutere, da un angolo differente, le politiche editoriali, nonché pedagogiche e sociali delle tre riviste che nel tempo prendono distanze reciproche importanti e modificano in modo profondo il loro rapporto diretto con i lettori con i quali condividono gusto, mentalità e ideologia.

L’articolo di Jennifer Malvezzi, The Disintegration of the City. Una lettera del gruppo Archigram sulle utopie audiovisive, si concentra in particolare su una lettera scritta dal gruppo neo-futurista inglese Archigram e pubblicata sulla rivista bimestrale IN. Argomenti di immagini e design nel 1972. La lettera dà una serie di istruzioni (ripartite in quattro sezioni) organizzate come possibili percorsi progettuali per scoprire “la struttura della propria città individuale” e diventerà in seguito un documento fondamentale per il progetto di un sistema di comunicazione audiovisiva sperimentale ideato da Ugo La Pietra, “La cellula abitativa”, in anticipo sulle forme di comunicazione contemporanea basata sul web.

Infine, Paolo Noto nel saggio Quale “mestiere del critico”? Un’intrusione nella corrispondenza di Guido Aristarco presenta gli esiti di alcune preliminari incursioni nel vastissimo archivio di Guido Aristarco, una delle figure più imponenti e discusse nella storia della critica italiana. Noto legge Aristarco non attraverso le sue pubblicazioni, ma attraverso le sue corrispondenze (fra le quali quelle con Federico Fellini, Giuseppe Ferrara, Luigi Chiarini), mettendo in risalto la fitta rete di relazioni che Aristarco ha costruito a partire dal dopoguerra e proponendosi di “ragionare sulla critica come agenzia di mediazione e sul critico non solo come pensatore prestato al cinema, ma come organizzatore capace di mobilitare forze e perseguire un progetto culturale”.

Come si nota siamo di fronte ad incursioni diverse tra loro, ma che possono già marcare linee di ricerca in sintonia con alcuni dei trends maggiori negli studi sul cinema, per lo meno in Italia (oltre ai lavori sulle nuove fonti della ricerca e sugli archivi, si pensi alla rilettura dell’ideologia critica italiana, o ai temi più legati ad uno studio di genere delle comunità dei lettori). Identificare nella lettera ora uno strumento di “avvicinamento” (al discorso, al film, al divo, al critico, o alla “famiglia” di un periodico), ora uno strumento di “distanza” (è il caso delle “irruzioni” di lettere pesanti nei dibattiti critici nazionali, o addirittura di messa in crisi pubblica di convinzioni e posizioni ideologiche) consente di mantenere viva la dialettica tra una dimensione microstorica sempre più produttiva e una macrostoria del Novecento da cui lo studio sociale dell’istituzione cinematografica non può rimanere escluso. Il gioco tra il pubblico e il privato, tra il tono personale e il principio assertivo, tra ciò che si pubblica e ciò che si ferma (magari per essere poi ritrovato negli archivi privati) fa parte di una strategia retorica il cui interesse è quasi pari a quello dei nuovi contenuti che ci troviamo a maneggiare.

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